Veronica Carmine

Curatrice presso Museo di Val Verzasca, mediatrice culturale

Di cosa si occupa attualmente? Cosa si può trovare sulla sua scrivania?

Questa primavera ho portato a termine la progettazione di una nuova mostra permanente al museo etnografico di Val Verzasca (Sonogno, TI), dove sono curatrice da 8 anni al 30%. Accanto alle attività tradizionali di gestione del museo (conservazione, ricerca, esposizione) mi occupo di mediazione culturale, un ambito che reputo necessario per mantenere una relazione duratura con i propri pubblici.

Sulla scrivania ci sono attività di mediazione culturale sostenute dal Percento culturale Migros Svizzera: GaM-Generazioni al museo, MiS-Musée imaginaire Suisse e la preparazione di una giornata di studio in cui sono coinvolti mediatrici e mediatori, docenti, curatrici e curatori del Ticino e del Grigioni italiano (28.1.2017, Monte Verità). In una cartella ci sono invece la redazione di articoli scientifici e la ricerca fondi per le attività al museo.

Qual è stato il suo percorso professionale che l’ha portata a ricoprire questo ruolo?

Già durante gli studi all'Università di Basilea in Volkskunde, Ethnologie e italienische Philologie ero affascinata dal mondo dei musei. Tornata in Ticino, e prima di entrare nel), ho lavorato dapprima in ambito, sociale ed educativo e di ricerca linguistica (Osservatorio della Svizzera italiana). In seguito mi sono avvicinata al mondo dei musei etnografici del cantone Ticino come curatrice del Museo Onsernonese, fino al 2009, e in seguito del museo di Val Verzasca. Parallelamente ho collaborato con il Museo di Leventina per la concezione e la realizzazione della nuova mostra permanente, che si concentra sul tema dell'identità.

La necessità di comunicare il sapere scientifico e esperienziale in modo semplice e diretto mi ha spinta a rivalutare il mio ruolo di curatrice e ad approfondire e ampliare la mia formazione come mediatrice culturale grazie al CAS Kuverum in mediazione culturale e pedagogia museale.

Sono convinta che nel futuro dei musei etnografici del Cantone sarà sempre più importante la mediazione culturale. È inoltre essenziale che i curatori coinvolgano i mediatori già nelle prime fasi di concettualizzazione di una mostra, per non perdere le due anime del museo: la ricerca scientifica e la mediazione per i diversi pubblici. Solo così i musei diventano luoghi di scambio e di pensiero, dove i valori culturali sono in dialogo tra le generazioni.

Quali sono state le motivazioni che l’hanno spinta a scegliere il suo indirizzo di studi?

Le motivazioni sono state esistenziali e di ricerca. Era importante acquisire gli strumenti scientifici  per fare spazio  alla conoscenza di altre Weltanschauungen: dove sono i punti di contatto tra le culture? Quali sono le visioni del mondo che ci rendono diversi? Quali sono i limiti morali e sociali? Nello studio della Volkskunde in particolare mi interessava capire la "stratigrafia" tesa tra tradizione e accoglimento di nuove forme culturali soggettive (microstorie, autobiografie, migrazione).

Che cosa l’affascina maggiormente della sua attività lavorativa?

Quando studiavo a Basilea frequentavo spesso il museo delle culture, vicino ai seminari di Volkskunde e etnologia. Al museo trovavo tranquillità - un'esperienza simile a chi si ritira in biblioteca o in chiesa -,  e riflessione che ancora oggi continua ad affascinarmi: la comprensione della relazione tra l'oggetto, i suoi valori antropologici e le diverse percezione del/dei pubblico/i. 

Quali sono le sue competenze professionali specialistiche?

Ricerca (in ambito culturale e linguistico), creazioni di esposizioni permanenti e temporanee, e mediazione culturale (ma sono agli inizi).